| 8 e 9 maggio 2010: Gita a Vitorchiano, Tivoli e Ninfa | ||
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| Beh, questa non vorrai fartela scappare! Si tratta davvero di una gran bella gita che Alessandro e Benedetta ci hanno preparato. |
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| Si parte in pullman da Firenze alle 8,00 di sabato 8 maggio per essere alle 10,30 a Vitorchiano dove ci aspetta la visita al Centro Botanico Moutan. Certamente una cosa così non l'avete mai vista: vi si coltivano esclusivamente Peonie di antichi cultivar cinesi, arbustive (Suffruticose, Ostii, Rockii e Delavayi) ed erbacee... Il fatto è che sono ettari di peonie e in maggio sono tutte in piena fioritura! Le foto qui intorno ve ne danno solo una pallida idea (le ha scattate Marco due anni fa). Tenetevi pronti prché le nostre gentili consorti non potranno resistere all'idea di fare qualche acquisto. |
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Verso le 11,30 risaliremo sul pullman alla volta dell'Hotel Adriano dove consumeremo il pranzo, al termine del quale (verso le 14,30) ci sposteremo nella vicina Villa Adriana. Non la conoscete ancora? Incredibile! La conoscete già? Non potete dire di non tornare volentieri a visitare, guidati, uno dei più suggestivi luoghi che l'archeologia ci può offrire. La costruzione, iniziata da Adriano dopo che divenne imperatore, lo impegnò per tutta la vita. Appassionato di architettura, intervenne personalmente nella progettazione, tanto che non ne conosciamo gli architetti. Continuo a scrivere "villa", come tutti fanno, ma vi accorgerete perché in Francia "ville" significa "città". |
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Verso le 16,00 ripartiremo per andare a visitare, anche qui guidati, la Villa d'Este di Tivoli. Una passeggiata entusiasmante nel giardino tra i più spettacolari del mondo; un’impressionante concentrazione di fontane, ninfei, grotte, giochi d’acqua e musiche idrauliche che costituisce un modello spesso emulato ma mai uguagliato nei giardini europei del manierismo e del barocco. Villa e giardino furono costruiti dal cardinale Ippolito II d’Este per consolarsi della mancata elezione al Seggio Pontificio. Le sale del Palazzo vennero decorate sotto la direzione di grandi maestri del tardo manierismo come l'Agresti e lo Zuccari e, più tardi, ebbe a darvi il suo contributo anche il Bernini. Nel XVIII secolo la mancata manutenzione provocò la decadenza del complesso: il giardino fu abbandonato, i giochi idraulici, andarono in rovina e la collezione di statue antiche fu smembrata e trasferita altrove. Questo stato di degrado proseguì ininterrotto fino alla metà del XIX secolo, quando il cardinale Gustav von Hohelohe, ottenuta la villa dai duchi di Modena, avviò una serie di lavori per sottrarla alla rovina. La villa ricominciò così ad essere punto di riferimento culturale e il cardinale vi ospitò spesso Franz Liszt, che proprio qui compose i suoi "Giochi d'acqua a Villa d'Este". Dopo i danni provocati dai bombardamenti dell'ultima guerra, il complesso è stato quasi completamente restaurato (recente è il ripristino delle Fontane dell’Organo e del “Canto degli Uccelli” che non possiamo mancare). |
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| Dopo la visita, vero le 18,30, ci porteremo all'Hotel Foro Appio, nei pressi della nostra ultima meta, dove arriveremo verso le 8,30, per la cena e un meritato riposo. | ||
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Ed eccoci all'ultimo gioiello. Domenica 9, dopo aver consumato la prima colazione in albergo, partiremo per la visita di Ninfa dove arriveremo verso le 10,00. Ci aspetta un'altra emozionante passeggiata in un luogo incredibile. Il Giardino, che ospita esemplari di fauna e flora raccolti in tutto il mondo, sorge sulle rovine di un'antica città medievale. Ma Ninfa già esisteva in epoca volsca quando, sulla piccola penisola che si protrae verso l'omonimo lago ai piedi dei Monti Lepini, fu costruito un primitivo villaggio. La fortuna di Ninfa, arrivò nel Medioevo quando l'impaludamento della Via Appia costrinse a deviare i traffici lungo la strada pedemontana. Ninfa diventò così un comune autonomo e ricco, capace di difendersi dagli assalti dei vicini Sezze e Sermoneta. La sua posizione in pianura, con la presenza del lago e la lontananza della palude, le regalavano un clima mite e salubre. La città, passò sotto la signoria dei Caetani, verso la fine del XIII secolo e a loro risale la costruzione del Castello e dell'altissima torre. Nel settembre del 1159, papa Alessandro III, inseguito dal Barbarossa, contrario alla sua elezione, si rifugiò qui e nella Basilica di Santa Maria Maggiore, fu incoronato. Il Barbarossa, per vendetta, diede fuoco all'abitato. I Ninfini, però ritornarono e lo ricostruirono, forti della protezione dei Caetani. L'espansione delle paludi fu però fatale per Ninfa che iniziò, dal XIV secolo, un lento declino. La sua popolazione fu decimata dalla malaria e nel XVI secolo, la città fu definitivamente abbandonata. Fu solo agli inizi del XX secolo, che il principe Gelasio Caetani, iniziò a curare il restauro dell'abitato e del castello, per farne la sua residenza estiva e, accanto al restauro del castello, iniziò a dare vita al giardino, con piante raccolte nei suoi viaggi in giro per il mondo. Fu poi sua nuora, Margherita Chapin, che negli anni trenta, s'impegnò per creare un modello di giardino all'inglese raccogliendo, in tutto il mondo, piante di ogni tipo. Il suo impegno fu proseguito, con la stessa passione, dalla figlia Lelia Caetani, che poco prima della sua morte, nel 1977, istituì la "Fondazione Roffedo Caetani", per tutelare il patrimonio culturale e naturalistico del giardino e favorirne l'apertura al pubblico. Il giardino ha una forma esagonale, con la presenza di numerose piante di ogni tipo e provenienti da tutto il mondo: l'acero giapponese, il bambù, l'abete del Canada che si integrano fra le rovine della città: le sue chiese (ben cinque: Santa Maria Maggiore; San Giovanni, San Biagio, San Pietro, San Paolo), le sue torri, le mura, le porte, i resti delle case. È dal 2000, un Monumento Naturale della Repubblica Italiana. |
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| OVVIAMENTE LE PRENOTAZIONI SONO CHIUSE. | ||